Teo Musso, il romantico avanguardista rilancia Baladin

Nuovo impianti di produzione e altre sorprese per il pioniere italiano della birra artigianale.

Birra Baladin è sicuramente uno degli ospiti di punta dell’Hop Summer Fest e allora abbiamo colto l’occasione per fare quattro chiacchiere con il suo fondatore, Teo Musso, oggi alfiere della birra artigianale italiana nel mondo.

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Baladin, birrificio agricolo piemontese attivo dal 1996, ha appena inaugurato il nuovo impianto di produzione a Piozzo, in un’area di 73mila metri quadrati. Come sta andando?

“Abbiamo inaugurato ufficialmente il nuovo birrificio a metà luglio – risponde Teo Musso. Il giorno seguente l’inaugurazione sono iniziati i lavori di avviamento della produzione in quanto a fine agosto interromperemo la lavorazione nell’attuale birrificio per trasferire tutto nella nuova sede. Questo significa essere pronti per il primo di settembre. Per far capire l’impegno che ci stiamo mettendo, basti dire che nei primi 3 giorni abbiamo dormito in birrificio… Detto questo, tutto sta procedendo bene e sono fiducioso che prima della fine del mese di agosto saremo in grado di gestire questa splendida creatura”.
Sono passati 30 anni dall’apertura della sua prima birreria: che cosa pensa oggi se si guarda indietro? “Ho l’abitudine di guardare avanti, ma sono un romantico e sovente ritorno con la memoria ai primi passi fatti nel piccolo locale di Piozzo. Ero, assieme a qualche collega, un po’ pioniere e un po’ folle. Quando ho iniziato nel 1986 servivo nel mio pub 200 etichette di birra artigianale proveniente da mezza Europa e il successo era tanto e tanti erano i clienti. Quando ho invece ho iniziato a servire le mie birre, nel 1996, ho eliminato le birre in bottiglia e il risultato è stato di perdere oltre l’80% dei clienti. Questo perché non c’era cultura nei confronti della birra artigianale e molta paura ad assaggiarne una prodotta sul posto. Il cammino per cambiare in parte il percepito dei consumatori è stato ed è impegnativo ma i ricordi sono tanti e le emozioni ancor di più”

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Quali sono le ultime novità del mondo Baladin? “Baladin è in continua evoluzione. Direi che l’apertura del nuovo birrificio sia una novità interessante ma è corretto ricordare che pochi mesi prima abbiamo inaugurato Open Baladin Cuneo a poche decine di chilometri da Piozzo. Il locale è veramente visionario e oltre ad avere 36 birre alla spina con una selezione delle migliori produzioni artigianali italiane, ospita un laboratorio per homebrewer. A inizio 2017 trasferiremo il “vecchio” impianto di produzione in Sudafrica dove apriremo una sede che produrrà birre dedicate al continente africano a me molto caro. E ovviamente ho in cantiere delle birre nuove che presto scoprirete”.
Sì, ma all’Hop Summer Fest cosà porterà Baladin? “Il festival – conclude Teo – ci permetterà di far assaggiare la nostra produzione alla spina. Ci sarà Isaac, la blanche dedicata a mio figlio che con la Super, un’ambrata in stile abazia belga, sono le prime birre distribuite in bottiglia in Italia. Ci sarà anche Nora, birra egizia, fatta con grano Kamut e spezie africane come la mirra”.

Renato Nesi

Renato Nesi, esperto marketing cibo e birra, degustatore professionista autore di guide tra cui la “Via della Birra Toscana” porta all’HOP SUMMER FEST la sua professionalità e tre importanti laboratori alla scoperta della cultura birraria e non solo.

La birra è una bevanda antica e oggi nuovamente giovane. Infatti veniva prodotta in Toscana già in epoca etrusca, ma l’attuale movimento della birra artigianale in Italia ha appena compiuto 20 anni – spiega Renato Nesi. Un festival di questa rilevanza ci voleva in Toscana, terra notoriamente associata al vino, ma che ormai ospita anche il 10% dei birrifici artigianali italiani”.

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L’HOP SUMMER FEST è il primo grande festival della birra artigianale di Livorno: come trova l’idea di questo evento?  

“Ho sposato da subito l’idea di questo festival. Sarebbe opportuno che eventi come questo diventassero sempre più voluti e apprezzati perché potrebbero funzionare da volano per l’economia  e il turismo di una regione come la Toscana. Mi ha conquistato da subito il progetto di riunire alcuni tra i migliori birrifici del paese al mare, in un luogo così storico e suggestivo e di permettere ai visitatori non solo di poter degustare i loro ottimi prodotti, ma di poterli conoscere entrando in relazione con loro e per questo da subito mi sono messo a disposizione di questo festival anche per la parte organizzativa”.

Ci parli dei suoi laboratori: di cosa si tratta? “E’ con l’idea di imparare giocando che ho ideato i miei laboratori di educazione alla cultura birraria – risponde Nesi. All’interno della Quadratura dei Pisani ogni sera dalle 19.30 vi accompagnerò alla scoperta della bevanda più antica del mondo con tanti appuntamenti diversi, partendo da i più tecnici come “Hop Power”, venerdì 12 agosto, dove approfondiremo le tendenze e le birre del momento mettendo a confronto luppoli europei e luppoli americani; o come per “Le birre di mare”, sabato 13, dove parleremo e assaggeremo le birre legate al mare e realizzate con sale marino; fino ad appuntamenti più legato al territorio come “Toscana contro tutti”, domenica 14, birre toscane e birre italiane top a confronto; e anche come “IGA: Italian Grape Ale” sulle birre nate dall’incontro con il vino; inoltre ogni giorno abbiamo pensato a momenti di degustazione in battello, dove le birre in festival verranno presentate mente si scopre la storia di Livorno”.

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Inoltre ogni sera si potrà approfondire il fil rouge che unisce birra e musica con gli appuntamenti di “Rock’n Beer”. “Un abbinamento perfetto voluto da Toto Barbato, ideatore del festival e professionista nel campo della musica, che sottolinea perfettamente un aspetto tribale della birra, intesa come ritualità dello stare insieme in maniera creativa e semplice – continua Nesi. Ogni sera un ospite diverso, tra cui Bobo Rondelli, Carlo Virzì, The Zen Circus e Lenny Bottai, porterà un album dal quale partiremo per una chiacchierata semiseria intorno alla musica e alla birra e che ci servirà per raccontare stili e abbinamenti inediti”.

E allora se dovessimo chiedergli un suo abbinamento musica e birra, quale sarebbe?

“Penso che mi sposterei più sul cantautoriale e che la canzone potrebbe essere “Lettere d’amore” di Roberto Vecchioni. La birra che assocerei sicuramente una Triple per la sua essenza delicata e femminile”.

 

Birra del Borgo

 

Birra del Borgo dalla provincia al tetto del mondo

Cosa succede quando un ricercatore accademico decide di trasformare la sua passione in mestiere? Questa è la storia di Leonardo e di un viaggio in Europa lungo sei anni, alla riscoperta degli antichi stili birrari, per incontrare i vecchi Mastri birrai tedeschi e gli estrosi belgi, fino ad approdare in Inghilterra.

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Nel 2005, tornato in Italia, si reca a Borgorose, un piccolo paese in provincia di Rieti al confine tra Lazio ed Abruzzo nella riserva naturale dei Monti della Duchessa, dove dà vita Birra del Borgo. Nel vicino birrificio di Colle Rosso vedono la luce le prime birre, destinate ad un grande successo in tutto il mondo: la ReAle, la DucAle, la Duchessa. A maggio del 2007 nasce il Birra del Borgo Day per festeggiare il compleanno del birrificio, ormai divenuto appuntamento fisso per un numero sempre maggiore di ospiti italiani ed internazionali.

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Nel 2009 inaugura il nuovo birrificio a Spedino, dove si trasferisce la produzione, e tre anni più tardi addirittura crea “Birreria”, il brewpub situato sul rooftop del grattacielo di 15 piani che dal 2010 ospita la filiale americana di Eataly. Nel 2015 inizia la nuova vita di Colle Rosso, completamente ripensato e dedicato alla sperimentazione sulla fermentazione spontanea, ed è proprio di questi giorni l’inaugurazione di “Bancone” shop e tap room nel nuovo birrificio di Spedino.

All’Hop Summer Fest Birra del Borgo, già premio birra “Equilibrista migliore” IGA a Rimini e il californiano premio birra My Antonia Rate Beer Best Award”, porta un ampio repertorio di classiche affiancate da una selezione di “bizzarre” (prodotte una sola volta l’anno, una per ogni mese in base all’annata e disponibili in quantità limitate). «Vogliamo invitare tutti ad assaggiare birra di qualità, quella che cerchiamo di fare dal 2005 tra nuove idee e sperimentazioni  – raccontano –  perché crediamo nell’iniziativa e nel valore di questo festival».

Il sito www.birradelborgo.it è un vero e proprio portale sul mondo di Birra del Borgo, per conoscere la storia, la produzione e i locali del marchio (c’è anche il canale YouTube), ma anche prenotare una visita gratuita al birrificio grazie all’iniziativa “Meet the Brewers”.

Fermento Libero

Fermento Libero, ovvero mai giudicare un libro dalla copertina

Il birrificio artigianale più giovane di questa prima edizione dell’Hop Summer Fest nasce nel 2012, ma ha le idee molto chiare e soprattutto si è già conquistato alcune collaborazioni eccellenti. Fermento Libero è un’idea di Davide, che ha conosciuto la birra in Inghilterra quando aveva appena 16 anni, ed oggi che è Mastro Birraio e di anni ne ha 48, dal suo piccolo stabilimento di Prato (dove tra nove birrifici in tutta la provincia la competizione è serrata) è diventato il fornitore del locale TNT di Buonconvento, che ogni anno organizza il Villaggio della Birra. La sua produzione ispirata dichiaratamente alla scuola anglo-americana, ma ogni tanto si concede una scappatella con qualche bella Belga. Per emergere fra tanti veterani dell’Hop Summer Fest Fermento Libero gioca d’anticipo, spillando le sue ultime creazioni rigorosamente a pompa in anteprima per Effetto Venezia, la kermesse dell’estate livornese, presso gli stand del locale pub Bad Elf di proprietà dell’amico Fabio.

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Tra Livorno e Fermento Libero non si tratta tuttavia di un primo incontro, ma anzi c’è un ottimo precedente: «Una volta siamo venuti per il festival al Teatro delle Commedie» racconta Davide, che ancora non ci crede: «Non ce l’aspettavamo e invece siamo stati i più gettonati, tanto che a grande richiesta abbiamo lasciato lì tutte le rimanenze». Per Fermento Libero l’Hop Summer Fest rappresenta un importante trampolino di lancio, ma a Davide l’etichetta di Cenerentola della manifestazione va già stretta: «Siamo gli ultimi arrivati e ci troviamo fianco a fianco con alcuni tra i migliori d’Italia, per noi è un grande passo e mi auguro che ci aiuterà a crescere anche grazie ai riscontri del pubblico». Fermento Libero si presenta dunque come uno stand per palati forti e curiosi. Il suo cavallo di battaglia si chiama black ipa, varietà scura con molto luppolo ed a gradazione alcolica particolarmente elevata. «Le birre sono come figli, il mio amore va a loro in uguale misura» conclude Davide, e infatti sul sito www.fermentolibero.it le bottiglie sono tutte splendidamente allineate. Ma si sa, ogni genitore ha le sue preferenze…

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Olmaia, quella casa nel bosco dove tutto è incominciato

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È l’alba del XXI secolo, e di micro-birrifici artigianali in Toscana neanche l’ombra. La leggenda narra di un remoto casale della Val d’Orcia simile per certi versi a Bron-Yr-Aur, remota località tra i monti del Galles, dove alcuni individui al seguito di un Maestro votato al luppolo, circondati da alambicchi e serpentine, cominciano a mescere ingredienti naturali per produrre una bevanda alcolica chiamata birra, ottenuta dalla fermentazione di mosto a base di malto d’orzo. È il 2004, gli ipnotici reef di chitarra di un vecchio disco dei Led Zeppelin riecheggiano per la valle. È l’inizio dell’Olmaia. E così, da quel giorno, i micro-birrifici artigianali hanno iniziato a diffondersi per tutta la Regione. Ma è soltanto il principio…

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«Ci abbiamo creduto fin da subito, aprendo la strada a tanti altri che ci hanno seguito, forse troppi» racconta Moreno, che in dodici anni ha perfezionato l’abbinamento culturale tra birra e musica (sul sito www.birrificioolmaia.com c’è addirittura una sezione dedicata al “disco del mese”, rigorosamente ROCK’N’ROLL) conquistando una schiera di irriducibili fedelissimi: «Purtroppo in Italia si consuma pochissima birra rispetto agli altri paesi europei, e solo con festival di questo calibro, che riunisce quasi tutti i migliori produttori nazionali, si può far cultura sulla qualità senza restare confinati nella dimensione artigianale. Il problema è che molti considerano la birra come un passatempo, o peggio ancora un “ripiego”, inondando il mercato con prodotti di scarso livello che danneggiano chi in questo settore ci lavora seriamente».

L’Olmaia si trova dal 2009 nella frazione di Sant’Albino. Durante tutto l’anno produce 6 tipologie di birra, più alcune speciali stagionali. L’Olmaia ha anche un legame particolare con Livorno, poiché la sua vocazione per gli accostamenti l’ha portata a diventare fornitrice di Borgo Burger, il primo hamburger gourmet della città. Chi volesse visitare il birrificio troverà nello stabilimento di produzione una piccola tap room per degustazioni e per acquistare le birre. L’Olmaia offre inoltre un vasto catalogo di merchandising, idee regalo e prodotti tipici… alla birra.

 

 

Piccolo Birrificio Clandestino

Piccolo Birrificio Clandestino, il benvenuto dei padroni di casa

Non poteva mancare alla prima edizione dell’Hop Summer Fest il Piccolo Birrificio Clandestino, fenomeno della produzione birraria artigianale esploso sei anni fa proprio a Livorno da un’idea di Pierluigi Chiosi. Con un birrificio in via Nicolodi e un pub nella sede storica di via Solferino (con il progetto di espandersi ancora) il Pbc gioca in casa, e presenta al festival due birre nate da idee che vengono da lontano ma sono prodotte rigorosamente a km zero. «Quando Mimmo ci ha chiamati sono saltato subito a bordo» spiega Luca, ed il motivo di tanto entusiasmo è presto detto: «Ogni evento che ci mette a contatto con la gente e con altre realtà come la nostra è un’opportunità per crescere insieme stimolando la creatività, oltre che un’occasione per ritrovare vecchi amici».

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E proprio da una chiacchierata davanti a un boccale nasce la Goslar 1826, variante della varietà tedesca Gose con l’aggiunta di un pizzico di fiordisale della Camargue francese. Arriva invece da oltreoceano la Molesta, Pale ale americana arricchita con buccia e succo di pompelmo. E come le altre livornesi veraci prodotte nel birrificio labronico (una delle quali, non a caso, si chiama proprio Fortezza Vecchia) anche le due ultime arrivate hanno lo stesso spirito rustico che sposa alla perfezione con il galletto alla brace, la porchetta e stinco di maiale che sono diventati menu fisso per i tanti avventori del Pbc.

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La grande famiglia del Piccolo Birrificio Clandestino , composta da quattro Livornesi e un Sanminiatese, viaggia per tutta la Penisola facendo tappa in tutti i migliori festival, ed è ormai una veterana del circuito della produzione birraria artigianale. Oggi mette l’esperienza maturata in questi anni di attività al servizio dell’Hop Summer Fest: «In Toscana un evento di così ampio respiro ancora non esisteva  – conclude Luca –, è fantastico vedere alcuni tra i migliori birrifici d’Italia riuniti nella Fortezza Vecchia della nostra Livorno».

Le birre del Piccolo Birrificio Clandestino possono essere acquistate via internet dal sito www.piccolobirrificioclandestino.it, dal quale è possibile prenotare gratuitamente anche delle visite guidate allo stabilimento di produzione e naturalmente anche un tavolo al pub.

Birrificio Brùton

Birrificio Brùton: il bello e il Brùton di stare a Lucca

Due chiacchiere informali con il titolare del forse più importante birrificio artigianale toscano, il Brùton, nato a Lucca nel 2006 e cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, come testimonia il volume d’affari crescente e le esportazioni in tutto il mondo. Conosciamo più da vicino Iacopo “Apo” Lenci che del Brùton è il fondatore nonché factotum, insieme all’amico e mastro birraio Andrea Riccio.

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Apo, innanzitutto spiegaci come mai il tuo birrificio ha deciso di partecipare all’Hop Summer  Festival

Conosco Toto del Cage e Moreno del Birrificio Olmaia, sono due persone che garantiscono qualità e professionalità nei servizi e nelle attività che offrono. Poi al Cage ci andavo da bimbetto, rappresenta una parte della mia adolescenza. Su Livorno c’è sempre stata una certa difficoltà nel diffondere la birra artigianale, a parte le esperienze del Bad Elf e del PBC. Questa è una bella occasione per far conoscere ai livornesi e non la birra di qualità, poi la location è veramente stupenda. Di festival ce ne sono davvero tanti in giro, siamo reduci da quello belga, però ci permettiamo il lusso di snobbare gli eventi più prestigiosi, tipo quello di Milano e concentrarci su realtà dove ancora non siamo apprezzati”.

Cosa troveranno i visitatori al tuo stand?

“Se ho fortuna qualcuno che mi aiuta. Scherzi a parte, porto le nostre cinque birre classiche, la Bianca, la Brùton, la Stoner, la Lilith, la Momus, poi sto pensando a una birra speciale per l’evento ma non voglio scoprirmi troppo”.

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Quest’anno festeggiate il decennale dell’attività, puoi fare un bilancio della tua esperienza?

“Siamo partiti che eravamo un pub e ristorante, la birra artigianale era solo un corollario del locale: poi col tempo ci siamo trasformati più volte, abbiamo infine puntato tutto sulla birra chiudendo la ristorazione, proprio mentre la gente stava riscoprendo il gusto dell’artigianalità, quindi ci siamo fatti trovare pronti quando il prodotto stava diventando di tendenza”.

In quali Paesi avete maggiore richiesta?

“Il mercato statunitense e canadese sono quelli che vanno per la maggiore, in Italia abbiamo grosse richieste in Sicilia e Emilia-Romagna”.

Tra Lucca e Livorno un po’ di campanilismo c’è sempre stato, tu però ci metti il carico e in Fortezza ci porterai un pisano:

“Sì, il nostro mastro birraio ufficiale, Andrea Riccio è di Pisa. Siamo un bel mix, non c’è che dire e siamo già pronti per il derby”.

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MASTRO GINO, foglie d’erba friulane DA UDINE PER AMICIZIA

Di tutti i birrifici che parteciperanno all’Hop Foglie d’erba è quello che arriva da più lontano, precisamente da Forni di sopra, sulle Dolomiti friulane in provincia di Udine. Abbiamo parlato col mastro birraio Gino Peressuti, titolare e factotum del birrificio e gli abbiamo chiesto come mai ha deciso di sobbarcarsi cinquecento chilometri per venire a Livorno e sponsorizzare i suoi prodotti: “In realtà per chi fa questo lavoro non è una novità spostarsi di così tanto, capitano viaggi molto più lunghi e faticosi, quindi Livorno è una città relativamente vicina per noi. Perché vengo a Livorno? Innanzitutto per amicizia, conosco bene Moreno dell’Olmaia e quando mi ha proposto questo Festival ho detto subito di sì, non vedo l’ora di essere là e conoscere gli altri organizzatori, il progetto mi è piaciuto molto fin da subito. I nostri prodotti li vendiamo già molto bene, esportiamo un po’ dappertutto specialmente negli Stati Uniti, Inghilterra, Islanda, Belgio e nelle grandi città italiane, quindi non è certo per vendere che vengo da voi ma semmai per pura e semplice amicizia”

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Quali birre porterete al Festival?

“Porteremo cinque birre, tra queste ci saranno sicuramente  la Babél e la Hopfelia, i nostri due cavalli di battaglia, le altre vedremo, non ho ancora deciso”.

Con quali piatti si sposano meglio le vostre birre?

“Il discorso è lungo perché ne abbiamo una grande varietà, però posso dire che le nostre birre sono molto luppolate e profumante e si possono ben abbinare con piatti di carne cotta alla brace. Però alcune di queste le consiglierei anche come un aperitivo a base di pesce”. Dal 2008 il birrificio di Udine, nato come ditta individuale ruota intorno alla passione di pochi fedelissimi: “Gestiamo anche un pub e un albergo oltre allo spaccio” ci spiega un indaffaratissimo Gino al telefono “in questo momento mentre le sto parlando sto producendo birra, pensi un po’…

Cosa ne pensa della cultura brassicola in Italia?

“La Toscana, come anche il Friuli, è una regione tipicamente vinicola, però vedo che stiamo conquistando una maggiore credibilità di anno in anno, segno che qualcosa sta cambiando nei gusti del pubblico e possiamo ritagliarci fette di mercato sempre più rilevanti”.

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BIRRA AMIATA: Non solo miele e castagne

Dall’Amiata con furore. I fratelli Claudio e Gennaro Cerullo from Arcidosso stanno per festeggiare i dieci anni di attività ma sono noti anche su Livorno, dove hanno aperto da nove anni un locale, il Birra Amiata House in via della Madonna. Nati nel 2006 come una ditta di famiglia si sono ben presto allargati facendo entrare nuove figure in società e un giovane aiutante per i lavori più pesanti: “Io sono vecchiarello” ci dice Claudio “mentre Alessio Bargagli essendo più giovane mi aiuta con i lavori di fatica per fortuna”. Tante birre prodotte dall’Amiata, conosciute in tutto il mondo: dall’Aldobrandesca, prodotta seguendo una antica ricetta medievale a base di orzo e frumento, speziata con coriandolo e buccia d’arancia, alla Bastarda nelle sue tre varianti: C’è la Bastarda Doppia, invecchiata in barrique fornite da una cantina di Bolgheri, prima ed unica birra di castagne invecchiata per nove mesi in botti. La Bastarda Doppia, una rossa di 8 gradi alcolici prodotta con le castagne IGP dell’Amiata inserite per raggiungere il 40% degli ingredienti secchi e infine la Rossa, doppio malto al 20% di castagne IGP del monte Amiata.

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Claudio, come riassumeresti la vosta idea di birra?

“Le due parole che ci riassumono sono tradizione e fantasia: tradizione perché ci piace proporre birre alla castagna, al miele per andare incontro ai gusti più tradizionali, fantasia perché per venire incontro ai gusti del pubblico più giovane produciamo birre particolarmente luppolate, col 100% di frumento. I prodotti tipici del territorio che inseriamo nelle birre, come la castagna IGP dell’Amiata, il miele di Marruca e lo zafferano purissimo di Maremma sono prodotte da aziende agricole locali.”

Come si sta sviluppando la cultura della birra artigianale in Toscana?

“Sta crescendo ma siamo sempre il fanalino di coda rispetto ad altre regioni, siamo da sempre considerati una regione da vino e questo influenza la mentalità dei consumatori. In Toscana ci saranno un centinaio di birrifici e in tutta Italia un migliaio però la nostra Regione deve ancora scoprire in pieno il gusto della birra artigianale”.

AMIATA_1Da questo si può capire il vostro interesse a partecipare all’Hop…

“Gli organizzatori sono in grado di attrarre consenso e grande pubblico, i birrifici che sono presenti sono di prima grandezza quindi non potevamo farci sfuggire questa occasione che rappresenta una bella vetrina per noi e per tutti gli altri”.

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Birrificio Lambrate: Meglio disoccupati all’Ardenza o birrai a Milano?

Lambrate il 5 aprile scorso ha festeggiato i vent’anni di attività ed è stato un evento storico per il quartiere di Milano, quartiere dove il birrificio è legato e ben radicato. Giampaolo Sangiorgi cura gli interessi del Lambrate insieme al cognato, il mastro birraio Fabio Brocca, poi c’è anche il fratello di Giampaolo Davide Sangiorgi, Paolo Maran e la sorella di Fabio, Alessandra. Una famiglia allargata che nel panorama brassicolo nazionale e internazionale sta riscuotendo sempre più successo se si pensa che Fabio Brocca è stato incoronato birraio dell’anno 2015 nella manifestazione che si è svolta all’ObiHall di Firenze lo scorso gennaio.

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Giampaolo, cosa vi porta in quel di Livorno?

“L’amicizia con Moreno dell’Olmaia è stato senza dubbio il fattore scatenante. Da aprile a ottobre, come tanti altri birrifici siamo sempre a giro per festival e cerchiamo di scegliere le manifestazioni più interessanti a cui partecipare, la vostra è senz’altro una di quelle”

La vostra è una realtà ventennale ben consolidata…

“Lo scorso 5 aprile abbiamo festeggiato il ventesimo compleanno fuori dal nostro pub: abbiamo letteralmente congestionato Milano visto che all’evento hanno partecipato trentamila persone e abbiamo spillato qualcosa come novemila litri di birra. È stato uno sfacelo, ma nel senso buono ovviamente, ma un successo così non ce lo aspettavamo neanche noi a essere sincero. A Milano abbiamo due pub, quello storico in via Adelchi l’altro, che è anche un ristorante in via Golgi, aperto quattro anni fa. Con somma soddisfazione abbiamo inaugurato il nostro terzo locale a Berlino lo scorso 30 aprile”.

Cosa ci porterete di buono al festival?

“Sicuramente la Montestella e la Sant’Ambroeus, una pils e una belgian strong ale. A rotazione produciamo tante birre anche in base alla stagione, vedremo se ne porteremo anche altre ma i nostri due cavalli di battaglia sono quelli”.

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Cosa abbinereste come piatto alle vostre birre?

“Direi dolci a base di cioccolato, mentre con una weiss raccomanderei cibi affumicati o pesce crudo”.

La vostra regione è particolarmente ricca di birrifici..

“La Lombardia è la regione con il maggior numero di birrifici nel nostro paese. Personalmente vendiamo su tutta Italia, Milano e Roma sono indubbiamente le migliori piazze italiane per vendere i nostri prodotti ma abbiamo un buon mercato anche nel Lazio, nelle Marche e in Toscana, oltre all’estero”.