Olmaia

Olmaia, quella casa nel bosco dove tutto è incominciato

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È l’alba del XXI secolo, e di micro-birrifici artigianali in Toscana neanche l’ombra. La leggenda narra di un remoto casale della Val d’Orcia simile per certi versi a Bron-Yr-Aur, remota località tra i monti del Galles, dove alcuni individui al seguito di un Maestro votato al luppolo, circondati da alambicchi e serpentine, cominciano a mescere ingredienti naturali per produrre una bevanda alcolica chiamata birra, ottenuta dalla fermentazione di mosto a base di malto d’orzo. È il 2004, gli ipnotici reef di chitarra di un vecchio disco dei Led Zeppelin riecheggiano per la valle. È l’inizio dell’Olmaia. E così, da quel giorno, i micro-birrifici artigianali hanno iniziato a diffondersi per tutta la Regione. Ma è soltanto il principio…

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«Ci abbiamo creduto fin da subito, aprendo la strada a tanti altri che ci hanno seguito, forse troppi» racconta Moreno, che in dodici anni ha perfezionato l’abbinamento culturale tra birra e musica (sul sito www.birrificioolmaia.com c’è addirittura una sezione dedicata al “disco del mese”, rigorosamente ROCK’N’ROLL) conquistando una schiera di irriducibili fedelissimi: «Purtroppo in Italia si consuma pochissima birra rispetto agli altri paesi europei, e solo con festival di questo calibro, che riunisce quasi tutti i migliori produttori nazionali, si può far cultura sulla qualità senza restare confinati nella dimensione artigianale. Il problema è che molti considerano la birra come un passatempo, o peggio ancora un “ripiego”, inondando il mercato con prodotti di scarso livello che danneggiano chi in questo settore ci lavora seriamente».

L’Olmaia si trova dal 2009 nella frazione di Sant’Albino. Durante tutto l’anno produce 6 tipologie di birra, più alcune speciali stagionali. L’Olmaia ha anche un legame particolare con Livorno, poiché la sua vocazione per gli accostamenti l’ha portata a diventare fornitrice di Borgo Burger, il primo hamburger gourmet della città. Chi volesse visitare il birrificio troverà nello stabilimento di produzione una piccola tap room per degustazioni e per acquistare le birre. L’Olmaia offre inoltre un vasto catalogo di merchandising, idee regalo e prodotti tipici… alla birra.

 

 

Piccolo Birrificio Clandestino

Piccolo Birrificio Clandestino, il benvenuto dei padroni di casa

Non poteva mancare alla prima edizione dell’Hop Summer Fest il Piccolo Birrificio Clandestino, fenomeno della produzione birraria artigianale esploso sei anni fa proprio a Livorno da un’idea di Pierluigi Chiosi. Con un birrificio in via Nicolodi e un pub nella sede storica di via Solferino (con il progetto di espandersi ancora) il Pbc gioca in casa, e presenta al festival due birre nate da idee che vengono da lontano ma sono prodotte rigorosamente a km zero. «Quando Mimmo ci ha chiamati sono saltato subito a bordo» spiega Luca, ed il motivo di tanto entusiasmo è presto detto: «Ogni evento che ci mette a contatto con la gente e con altre realtà come la nostra è un’opportunità per crescere insieme stimolando la creatività, oltre che un’occasione per ritrovare vecchi amici».

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E proprio da una chiacchierata davanti a un boccale nasce la Goslar 1826, variante della varietà tedesca Gose con l’aggiunta di un pizzico di fiordisale della Camargue francese. Arriva invece da oltreoceano la Molesta, Pale ale americana arricchita con buccia e succo di pompelmo. E come le altre livornesi veraci prodotte nel birrificio labronico (una delle quali, non a caso, si chiama proprio Fortezza Vecchia) anche le due ultime arrivate hanno lo stesso spirito rustico che sposa alla perfezione con il galletto alla brace, la porchetta e stinco di maiale che sono diventati menu fisso per i tanti avventori del Pbc.

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La grande famiglia del Piccolo Birrificio Clandestino , composta da quattro Livornesi e un Sanminiatese, viaggia per tutta la Penisola facendo tappa in tutti i migliori festival, ed è ormai una veterana del circuito della produzione birraria artigianale. Oggi mette l’esperienza maturata in questi anni di attività al servizio dell’Hop Summer Fest: «In Toscana un evento di così ampio respiro ancora non esisteva  – conclude Luca –, è fantastico vedere alcuni tra i migliori birrifici d’Italia riuniti nella Fortezza Vecchia della nostra Livorno».

Le birre del Piccolo Birrificio Clandestino possono essere acquistate via internet dal sito www.piccolobirrificioclandestino.it, dal quale è possibile prenotare gratuitamente anche delle visite guidate allo stabilimento di produzione e naturalmente anche un tavolo al pub.

Birrificio Brùton

Birrificio Brùton: il bello e il Brùton di stare a Lucca

Due chiacchiere informali con il titolare del forse più importante birrificio artigianale toscano, il Brùton, nato a Lucca nel 2006 e cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, come testimonia il volume d’affari crescente e le esportazioni in tutto il mondo. Conosciamo più da vicino Iacopo “Apo” Lenci che del Brùton è il fondatore nonché factotum, insieme all’amico e mastro birraio Andrea Riccio.

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Apo, innanzitutto spiegaci come mai il tuo birrificio ha deciso di partecipare all’Hop Summer  Festival

Conosco Toto del Cage e Moreno del Birrificio Olmaia, sono due persone che garantiscono qualità e professionalità nei servizi e nelle attività che offrono. Poi al Cage ci andavo da bimbetto, rappresenta una parte della mia adolescenza. Su Livorno c’è sempre stata una certa difficoltà nel diffondere la birra artigianale, a parte le esperienze del Bad Elf e del PBC. Questa è una bella occasione per far conoscere ai livornesi e non la birra di qualità, poi la location è veramente stupenda. Di festival ce ne sono davvero tanti in giro, siamo reduci da quello belga, però ci permettiamo il lusso di snobbare gli eventi più prestigiosi, tipo quello di Milano e concentrarci su realtà dove ancora non siamo apprezzati”.

Cosa troveranno i visitatori al tuo stand?

“Se ho fortuna qualcuno che mi aiuta. Scherzi a parte, porto le nostre cinque birre classiche, la Bianca, la Brùton, la Stoner, la Lilith, la Momus, poi sto pensando a una birra speciale per l’evento ma non voglio scoprirmi troppo”.

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Quest’anno festeggiate il decennale dell’attività, puoi fare un bilancio della tua esperienza?

“Siamo partiti che eravamo un pub e ristorante, la birra artigianale era solo un corollario del locale: poi col tempo ci siamo trasformati più volte, abbiamo infine puntato tutto sulla birra chiudendo la ristorazione, proprio mentre la gente stava riscoprendo il gusto dell’artigianalità, quindi ci siamo fatti trovare pronti quando il prodotto stava diventando di tendenza”.

In quali Paesi avete maggiore richiesta?

“Il mercato statunitense e canadese sono quelli che vanno per la maggiore, in Italia abbiamo grosse richieste in Sicilia e Emilia-Romagna”.

Tra Lucca e Livorno un po’ di campanilismo c’è sempre stato, tu però ci metti il carico e in Fortezza ci porterai un pisano:

“Sì, il nostro mastro birraio ufficiale, Andrea Riccio è di Pisa. Siamo un bel mix, non c’è che dire e siamo già pronti per il derby”.

BIRRIFICIO FOGLIE D’ERBA

MASTRO GINO, foglie d’erba friulane DA UDINE PER AMICIZIA

Di tutti i birrifici che parteciperanno all’Hop Foglie d’erba è quello che arriva da più lontano, precisamente da Forni di sopra, sulle Dolomiti friulane in provincia di Udine. Abbiamo parlato col mastro birraio Gino Peressuti, titolare e factotum del birrificio e gli abbiamo chiesto come mai ha deciso di sobbarcarsi cinquecento chilometri per venire a Livorno e sponsorizzare i suoi prodotti: “In realtà per chi fa questo lavoro non è una novità spostarsi di così tanto, capitano viaggi molto più lunghi e faticosi, quindi Livorno è una città relativamente vicina per noi. Perché vengo a Livorno? Innanzitutto per amicizia, conosco bene Moreno dell’Olmaia e quando mi ha proposto questo Festival ho detto subito di sì, non vedo l’ora di essere là e conoscere gli altri organizzatori, il progetto mi è piaciuto molto fin da subito. I nostri prodotti li vendiamo già molto bene, esportiamo un po’ dappertutto specialmente negli Stati Uniti, Inghilterra, Islanda, Belgio e nelle grandi città italiane, quindi non è certo per vendere che vengo da voi ma semmai per pura e semplice amicizia”

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Quali birre porterete al Festival?

“Porteremo cinque birre, tra queste ci saranno sicuramente  la Babél e la Hopfelia, i nostri due cavalli di battaglia, le altre vedremo, non ho ancora deciso”.

Con quali piatti si sposano meglio le vostre birre?

“Il discorso è lungo perché ne abbiamo una grande varietà, però posso dire che le nostre birre sono molto luppolate e profumante e si possono ben abbinare con piatti di carne cotta alla brace. Però alcune di queste le consiglierei anche come un aperitivo a base di pesce”. Dal 2008 il birrificio di Udine, nato come ditta individuale ruota intorno alla passione di pochi fedelissimi: “Gestiamo anche un pub e un albergo oltre allo spaccio” ci spiega un indaffaratissimo Gino al telefono “in questo momento mentre le sto parlando sto producendo birra, pensi un po’…

Cosa ne pensa della cultura brassicola in Italia?

“La Toscana, come anche il Friuli, è una regione tipicamente vinicola, però vedo che stiamo conquistando una maggiore credibilità di anno in anno, segno che qualcosa sta cambiando nei gusti del pubblico e possiamo ritagliarci fette di mercato sempre più rilevanti”.

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BIRRA AMIATA: Non solo miele e castagne

Dall’Amiata con furore. I fratelli Claudio e Gennaro Cerullo from Arcidosso stanno per festeggiare i dieci anni di attività ma sono noti anche su Livorno, dove hanno aperto da nove anni un locale, il Birra Amiata House in via della Madonna. Nati nel 2006 come una ditta di famiglia si sono ben presto allargati facendo entrare nuove figure in società e un giovane aiutante per i lavori più pesanti: “Io sono vecchiarello” ci dice Claudio “mentre Alessio Bargagli essendo più giovane mi aiuta con i lavori di fatica per fortuna”. Tante birre prodotte dall’Amiata, conosciute in tutto il mondo: dall’Aldobrandesca, prodotta seguendo una antica ricetta medievale a base di orzo e frumento, speziata con coriandolo e buccia d’arancia, alla Bastarda nelle sue tre varianti: C’è la Bastarda Doppia, invecchiata in barrique fornite da una cantina di Bolgheri, prima ed unica birra di castagne invecchiata per nove mesi in botti. La Bastarda Doppia, una rossa di 8 gradi alcolici prodotta con le castagne IGP dell’Amiata inserite per raggiungere il 40% degli ingredienti secchi e infine la Rossa, doppio malto al 20% di castagne IGP del monte Amiata.

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Claudio, come riassumeresti la vosta idea di birra?

“Le due parole che ci riassumono sono tradizione e fantasia: tradizione perché ci piace proporre birre alla castagna, al miele per andare incontro ai gusti più tradizionali, fantasia perché per venire incontro ai gusti del pubblico più giovane produciamo birre particolarmente luppolate, col 100% di frumento. I prodotti tipici del territorio che inseriamo nelle birre, come la castagna IGP dell’Amiata, il miele di Marruca e lo zafferano purissimo di Maremma sono prodotte da aziende agricole locali.”

Come si sta sviluppando la cultura della birra artigianale in Toscana?

“Sta crescendo ma siamo sempre il fanalino di coda rispetto ad altre regioni, siamo da sempre considerati una regione da vino e questo influenza la mentalità dei consumatori. In Toscana ci saranno un centinaio di birrifici e in tutta Italia un migliaio però la nostra Regione deve ancora scoprire in pieno il gusto della birra artigianale”.

AMIATA_1Da questo si può capire il vostro interesse a partecipare all’Hop…

“Gli organizzatori sono in grado di attrarre consenso e grande pubblico, i birrifici che sono presenti sono di prima grandezza quindi non potevamo farci sfuggire questa occasione che rappresenta una bella vetrina per noi e per tutti gli altri”.

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Birrificio Lambrate: Meglio disoccupati all’Ardenza o birrai a Milano?

Lambrate il 5 aprile scorso ha festeggiato i vent’anni di attività ed è stato un evento storico per il quartiere di Milano, quartiere dove il birrificio è legato e ben radicato. Giampaolo Sangiorgi cura gli interessi del Lambrate insieme al cognato, il mastro birraio Fabio Brocca, poi c’è anche il fratello di Giampaolo Davide Sangiorgi, Paolo Maran e la sorella di Fabio, Alessandra. Una famiglia allargata che nel panorama brassicolo nazionale e internazionale sta riscuotendo sempre più successo se si pensa che Fabio Brocca è stato incoronato birraio dell’anno 2015 nella manifestazione che si è svolta all’ObiHall di Firenze lo scorso gennaio.

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Giampaolo, cosa vi porta in quel di Livorno?

“L’amicizia con Moreno dell’Olmaia è stato senza dubbio il fattore scatenante. Da aprile a ottobre, come tanti altri birrifici siamo sempre a giro per festival e cerchiamo di scegliere le manifestazioni più interessanti a cui partecipare, la vostra è senz’altro una di quelle”

La vostra è una realtà ventennale ben consolidata…

“Lo scorso 5 aprile abbiamo festeggiato il ventesimo compleanno fuori dal nostro pub: abbiamo letteralmente congestionato Milano visto che all’evento hanno partecipato trentamila persone e abbiamo spillato qualcosa come novemila litri di birra. È stato uno sfacelo, ma nel senso buono ovviamente, ma un successo così non ce lo aspettavamo neanche noi a essere sincero. A Milano abbiamo due pub, quello storico in via Adelchi l’altro, che è anche un ristorante in via Golgi, aperto quattro anni fa. Con somma soddisfazione abbiamo inaugurato il nostro terzo locale a Berlino lo scorso 30 aprile”.

Cosa ci porterete di buono al festival?

“Sicuramente la Montestella e la Sant’Ambroeus, una pils e una belgian strong ale. A rotazione produciamo tante birre anche in base alla stagione, vedremo se ne porteremo anche altre ma i nostri due cavalli di battaglia sono quelli”.

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Cosa abbinereste come piatto alle vostre birre?

“Direi dolci a base di cioccolato, mentre con una weiss raccomanderei cibi affumicati o pesce crudo”.

La vostra regione è particolarmente ricca di birrifici..

“La Lombardia è la regione con il maggior numero di birrifici nel nostro paese. Personalmente vendiamo su tutta Italia, Milano e Roma sono indubbiamente le migliori piazze italiane per vendere i nostri prodotti ma abbiamo un buon mercato anche nel Lazio, nelle Marche e in Toscana, oltre all’estero”.

 

Birrificio del Ducato

Da Verdi al Ducato passando da Parma

I parmensi del Birrificio del Ducato sono in piedi dal 2007, la loro attività affonda le radici a Roncole Verdi, città natale di Giuseppe Verdi e sulle note di quella vicinanza è nato il birrificio gestito da Manuel Piccoli e Giovanni Campari, rispettivamente amministratore e brew master. Giovanni ha un’idea ben precisa di come debba essere fatta la birra, infatti sul sito campeggia la sua frase: «Le birre main-stream si abbinano bene con il lavandino, con il pavimento…» pronunciata durante un seminario universitario. Come a dire viva la genuinità, abbasso i compromessi. Abbiamo conosciuto telefonicamente un’altra figura molto importante del Ducato, Filippo Storgato che cura il marketing di un’azienda in continua evoluzione e gli abbiamo rivolto qualche domanda sulla loro attività.

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Filippo, cosa vi porta all’Hop di Livorno?

“In realtà non saremo fisicamente lì, il nostro stand sarà gestito da altri birrifici che ci faranno il favore di esporre anche le nostre birre, la nostra scelta di essere presenti, seppure a distanza è dettata dalla conoscenza degli altri birrifici di spessore presenti al Festival, nella fattispecie l’Olmaia con cui abbiamo un bel rapporto”.

Quali saranno i vostri prodotti presenti al festival?

“Porteremo una selezione di quattro/cinque birre, Machete, California, A.F.O. e Viaemilia”.

Come si muove il vostro mercato? IL 40% della birra che produciamo la esportiamo all’estero, in Italia ci affidiamo a vari distributori presenti un po’ ovunque. Abbiamo due stabilimenti, uno a Soragna dove produciamo le birre acide e barricate, l’altro a Busseto da settanta ettolitri dove facciamo gli stili classici, ipa, pils.. Abbiamo dovuto creare un nuovo stabilimento e diversificarci per soddisfare la sempre crescente richiesta da parte dei nostri consumatori”

Giovanni Campari, mastro birraio del Birrificio del Ducato
Giovanni Campari, mastro birraio del Birrificio del Ducato

Come si stanno evolvendo i gusti dei clienti in fatto di birra artigianale? “Il consumo sta diventando più critico, le preferenze dei consumatori si stanno diversificando perciò avere una buona offerta, unita alla alta qualità fa bene ai birrifici”.

Voi avete un bel primato nel vostro invidiabile curriculum… “Nel 2015 abbiamo aperto The Italian job, il primo pub inglese di birre artigianali italiane a Londra. Ma non è finita qui, infatti attraverso il crowdfunding abbiamo raccolto 400.000 sterline e ne apriremo un altro sempre nella capitale inglese”.

Della serie, gli italiani lo fanno meglio anche nel Regno Unito.

 

Birrificio Brewfist

Brewfist: un pugno all’insegna del “more beer more people”

Brewfist è il birrificio più giovane dell’Hop: nato nel 2010 a Covogno, in provincia di Lodi dalla passione di Andrea Maiocchi e Pietro di Pilato compone il duo lombardo dei birrifici presenti al Festival (l’altro è Lambrate). Andrea, che condivide col socio la gestione del birrificio, l’arduo mestiere di mastro birraio e il pub tuttavia non ci sta a essere tacciato come matricola dell’evento: “Saremo anche i più giovani” puntualizza subito punto nell’orgoglio “ma abbiamo una bella produzione tale da eguagliare birrifici ben più vecchi di noi. Quando siamo nati nel 2010 il nostro impianto era sovra dimensionato per l’epoca ma adesso è perfetto, siamo riusciti a crescere grazie a una qualità molto alta e ci siamo inseriti molto bene nel settore. Abbiamo un’ottima potenzialità produttiva in grado di colmare il gap con i concorrenti diciamo pure più blasonati di noi”.

5 compleanno brewfist bassa foto devid rotasperti (99) Cosa vi spinge all’Hop?

“Ci hanno invitato elementi di spunto nel panorama delle birre artigianali italiane, essendo il primo anno di una manifestazione che crediamo potrà essere molto bella approfittiamo dell’occasione per vedere come va questo primo anno a Livorno in termini di visibilità. L’importante nel nostro settore è farsi conoscere un po’ ovunque”.

Cosa porterete?

“Portiamo cinque birre e puntiamo su due novità importanti, la Spaceman che ha un sapore particolare visto che utilizziamo le bucce di pompelmo rosa e la Spaceman Grapefruit. Poi c’è La Bassa, il nostro prodotto più venduto, ha uno stile tedesco, equilibrato, il suo nome richiama il nostro territorio”.

5 compleanno brewfist bassa foto devid rotasperti (57) - Copia 2Quali abbinamenti suggerite con le vostre birre?

“Con la Spaceman raccomando qualcosa che contrasti il gusto di amaro importante e la secchezza della birra, magari piatti di carne di maiale. A essere sincero però io sono della scuola di pensiero che la birra vada consumata o prima o dopo i pasti per una migliore degustazione. All’Hop infatti porteremo i fusti, non le bottiglie”

Come è articolato il vostro mercato?

“All’estero siamo forti negli States e nei paesi anglofoni, oltre al Giappone. In Italia direi Lombardia, Veneto e Lazio mente in Toscana siamo forti su Lucca e Firenze. Speriamo di farci conoscere bene anche su Livorno”. Il motto del birrificio infatti è “more beer, more people”, più chiaro di così…